E se il viaggio senza destinazione dovesse necessariamente trovarne una? Magari non questo viaggio, magari il prossimo... ma, se pur con tutti i se ed i ma... dovesse avere un traguardo chiaro?
Sarebbe un male assoluto? Mi toglierebbe qualcosa? Sminuirebbe il mio viaggio?
Queste sono le domande di questa sera... viaggiare senza destinazione è stato un metodo geniale finora: mi ha permesso di arricchirmi vergognosamente di esperienze senza inutili costrizioni mentali e schemi logici del tipo se ⇒ allora. Mi ha permesso di percorrere tante strade, tutte assieme, creandomi mille alternative e saltando da una all'altra a mio piacimento. Una specie di macchina con il turbo sempre innescato. Proprio per questo viaggiare così è stato sicuramente emozionante ma molto dispendioso.
Mi domando se non sia giunto il momento di indirizzare le energie, di incanalarle in sentieri più organizzati piuttosto che lasciare che si disperdano tutt'attorno, a 360 gradi.
La riflessione è stata innescata da una chiaccherata con M. il quale mi ha aperto davvero gli occhi su molte cose, molto più di quanto avessero fatto i suoi predecessori finora. Non mi aspettavo davvero che M. fosse una persona tanto attenta e curiosa. Posso senz'altro dire (senza vergogna alcuna) che mi ha osservato per bene dentro senza dare nemmeno l'impressione di guardarmi. La riflessione è stata anche innescata dal fatto che ormai qualcuno dei "miei viaggi" è in procinto di terminare. Come ad ogni fine che si rispetti, si tirano le somme. Nello specifico ci si chiede come si sia arrivati fin qui e quanto sia costato. Il bilancio è certamente positivo ma l'efficienza (qui intesa come risultati quasi raggiunti a fronte di risorse impiegate) poteva essere molto migliore.
Calma però, non c'è fretta. Ancora qualche mese (non più tardi di fine anno) e potremo chiudere qualche partita. Ed in quell'occasione, ragionando a mente lucida, decidere come investire le prossime energie...
Il sonno incalza, la corsa sotto la grandine di oggi si fa sentire sulle palpebre e nelle gambe. E il weekend passato a Bormio settimana scorsa è già un piacevole ricordo. Tutti argomenti di discussione ricchi di di spunti.
Ma non ora... awhn....
M.

Io che dormo agitato. Che mi sento ubriaco in piena notte tra le coperte, quasi si muovesse il mondo attorno a me, in maniera impercettibile. Io che però ubriaco non lo sono. Io che sicuramente mi faccio suggestionare ma scopro che uno squarcio ha aperto il petto all'Italia. Mentre dormivo.
Io che odio essere retorico e per questo dissimulo il mio fastidio scrivendo di cose già fin troppo abusate in questo meschino modo. Io che mi sento più italiano adesso di quanto lo possa essere il più italiano degli italiani in un momento di gloria. E non aggiungo altro.
Io che provo infinita pena, che tremo a leggere, che scoppio in un pianto cupo e sordo a guardare, a sentire gente disperata, privata a forza di qualche flebile speranza. Che detesto non poter fare nulla, che mi sento inutile. Inutile ad essere qui ed a non poter essere lì. Inutile a piangere di chi piange. Inutile.
Io. Io che un'istante prima scopro la commiserazione più pura. Ed un momento oltre provo nuovamente dopo tanto tempo l'odio più cristallino e viscerale per chi specula ed abusa sulle spalle di chi piange. Per chi imbastisce confezioni regalo di parole sintetiche e fredde senza ritegno. Per chi abbraccia peluche tra le macerie con retorica costernazione in nome del diritto di cronaca, quando bisognerebbe solo agire e tacere. Agire e tacere.
Io. Che non credo alle mie orecchie stasera. Io che sento sbandierare in televisione eclatanti risultati di share conseguito grazie alla cronaca dell'uomo con il peluche tra le macerie. Io che apprendo che loro hanno assicurato al popolo italiano la copertura dell'evento con grande sforzo ed impiego di mezzi in un momento nero. Livido. Freddo. Inadatto quanto mai ai proclami ed alle autocelebrazioni.
Io che mi chiedo chi possa pensare che le priorità al momento siano quelle di ricostruire scuole, ospedali... e chiese. Io che mi chiedo se una speciale benedizione apostolica serva a riparare i bambini dal freddo, ad alleviare la disperazione di chi è rimasto vedendo altri andarsene, a curare ferite e ricostruire case. Mentre ancora 11 anime non si trovano in terra d'Abruzzi, nascoste forse tra un pilone ed un soffitto, un solaio ed un balcone, tra la cupola e l'acquasantiera.
Io che non capisco, non ci capisco più niente. Che mi rallegro solo nella consapevolezza del fatto che chi può fare sta facendo. Senza risparmio di energia, intenzioni, speranza. Qualche italiano ancora esiste.
Mentre la terra tenta ancora di riscuotere il tributo di sangue...
Breve e necessario ps: si fa un gran parlare dell'etica nella comunicazione. Sono fermamente convinto che la prima categoria a cui debba essere rivolto tale appello sia quella a cui viene concesso l'onere e l'onore di fare informazione.